venerdì 23 settembre 2011

Al-Gaddafi International Price for Human Rights

Il web mi stupisce ogni giorno di più. O forse sono solo io a stupirmi ancora. Bene, non sapevo che esistesse un Premio Gheddafi per i diritti dell’uomo.

A quanto pare, nel 1988, il presidente della Libia, Mouammar Kadhafi, aveva istituito un premio internazionale da attribuire alle personalità o alle organizzazioni che si distinguevano per la loro attenzione ai diritti dell’uomo. Non è un caso, forse, che tutti gli illustri personaggi che hanno ricevuto il premio abbiano dei legami ecoomici e politici piuttosto forti con l’ormai introvabile Gheddafi. Fin qui tutto bene. La cosa drammatica, però, è che la maggior parte dei premiati è passata alle cronache per l’elevato non rispetto dei diritti umani, soprattutto nei confronti degli oppositori, primo fra tutti Fidel Castro. Per non parlare di Hugo Chavez o di Daniel Ortega. Fino ad arrivare all’ambiguo Louis Farrakhan della Nation of Islam, amico di vecchia data del nostro Muammar. L’ultimo ad essere insignito del premio, nel 2010, è stato il Primo Ministro turco Erdogan. Chissà cosa stessero tramando alle nostre spalle.

Per ulteriore info, ecco il link del sito ufficiale del premio:  
http://www.gaddafiprize.org/French.htm
           

sabato 17 settembre 2011

Le système est bon, mais il a perdu la raison


« Le système est bon, mais il a perdu la raison: l’économie doit être au service des hommes, et non l’inverse. »

Così Heinz Bude, professore di sociologia all’università di Kassel, descrive ‘cette jeunesse qui veut un avenir’. E ha ragione.

mercoledì 7 settembre 2011

Artocratie en Tunisie

Io e Hamza ci siamo finiti in mezzo per caso. 
- Artocratie en Tunisie -
Una delle più interessanti librerie di Tunisi, la Mille Feuilles (che ho adocchiato da quando sono arrivata perché è l’unica ad esser rifornita delle mie adorate graphic novels) ha organizzato un’installazione Artocratie en Tunisie che si è ispirata al progetto InsideOut di JR (http://jr-art.net/). Sei fotografi hanno percorso il Paese immortalando cento persone, simbolo della diversità della popolazione e ne hanno affisso i ritratti nelle strade di Tunisi, in particolare in un quartiere, La Marsa. Il senso era quello di provare a fotografare la democrazia, il potere e la diversità di un popolo. Soprattutto in un Paese in cui, per anni, sono state affisse solo le gigantografie del suo presidente. Gli autori della pubblicazione hanno rinunciato ai loro diritti in favore della ong tunisina Tunisie Unie. E JR ha partecipato al progetto seppure contribuendo da New York.

martedì 6 settembre 2011

L'educazione dello sguardo

[...] Nell’islam abbiamo una pratica particolare che si chiama “educazione dello sguardo” perché lo sguardo esprime molte cose. Ci sono uomini che hanno un’aria molto seria, ma che hanno uno sguardo pernicioso, malsano, che infastidice, che mette a disagio...[...] di Aicha El Hajjami.

Donne marocchine raccontano il loro Paese. E il loro impegno in campo sociale, medico, giuridico e culturale. 
Sullo sfondo ci sono l'introduzione della Mudawana, il nuovo Codice di famiglia marocchino e la carovana del libro che da ormai quasi cinque anni porta libri nelle zone rurali del sud del Marocco dove i libri sono 'rari come la pioggia'.

sabato 3 settembre 2011

Democracy is not just about voting


Democracy is not just about voting. On Saturday, September 3rd, go out to the street and make your voice heard.

Anche in Israele ci si comincia ad indignare. Finalmente. Ma non è ancora abbastanza. Step by step.

mercoledì 24 agosto 2011

Redeyef - Moulares, oggi come allora.

- Redeyef -
Redeyef non lo avevo mai immaginato prima d’allora. Se non ricordo male, la prima volta che ne avevo sentito parlare era a dicembre, prima che esplodessero i noti eventi del gennaio tunisino. Presa dal presente, però, avevo commesso l’inspiegabile errore di non soffermarmi a pensare a cosa fosse accaduto proprio lì qualche anno prima, nel 2008. Ingenuamente non mi ero resa conto di quanto, seppur geograficamente lontano, il dissenso di Redeyef fosse vicino a quell’anomala ondata di protesta che stava prendendo forma nella capitale.
Redeyef è un villaggio in mezzo al nulla, tra le oasi di montagna del sud ovest tunisino e la città di Gafsa. Convenzionalmente si trova in Tunisia ma se fosse in Algeria nessuno se ne accorgerebbe dato che dista solo otto km dalla frontiera e si espande in un desolato paesaggio predesertico, dopo km e km di erbacce. 

mercoledì 10 agosto 2011

Quando Ramadan vuol dire brik

- Brik -
La notte di San Lorenzo a Tunisi passa inosservata e in questo dieci agosto duemilaundici si ricorda soltanto che oggi è il decimo giorno di Ramadan. A parte le uova dell’immancabile brik che appesantiscono ogni giorno di più, le giornate passano tranquille tra spese forsennate al mercato, siesta prolungata, preghiere e uscite serali.
Come dire, il Ramadan è come il Natale, solo che dura un mese (ahimé!). Le pietanze, l’aria di festa, i preparativi, il chehya tayba con cui ci si saluta augurandosi un buon pasto in attesa della rottura del digiuno, la cena tutti insieme, la telenovela girata appositamente per il Ramadan, il saha sheribtek che tutti pronunciano vicendevolmente dopo aver mangiato, non si concludono in una sera ma si ripetono, quasi allo stesso modo, per un mese intero. A parte il precetto religioso del Ramadan (terzo dovere dei musulmani), ognuno decide autonomamente perché privarsi di acqua e cibo fino al calar del sole. Chi sceglie di purificarsi fisicamente per un mese intero, chi si immedesima nei poveri che non hanno acqua né cibo, chi investe nel mese sacro per purificarsi dai peccati commessi durante l’anno. Il Ramadan, infatti, è un mese di purificazione di corpo e mente. Non si deve litigare, non si deve parlare male degli altri, non si devono commettere cioé nemmeno quei peccati "banali" legati all’imperfetta natura umana.

mercoledì 27 luglio 2011

Éduquer c'est...



Per una Tunisia nuova. E non solo per la Tunisia. 
Campagna di sensibilizzazione del Ministero degli Affari Sociali. 
Del resto, ogni progresso passa per l’educazione.

sabato 23 luglio 2011

Non solo 'barbus'


Tunisi non è solo barbus (i cosiddetti estremisti islamici).

Quadro affisso nel salottino del caffè Jimmy’s de La Marsa, quartiere residenziale ‘per bene’ della banlieue di Tunisi.

venerdì 22 luglio 2011

Zoo Project

Zoo Project a Bab Souika
Lo scorso anno adoravo perdermi di notte nei vicoletti intimi e silenziosi della medina di Tunisi ma da gennaio non mi capita più così spesso perché ormai quelle strette stradine sono piuttosto deserte, soprattutto di notte.
Ieri sera, però, il caso ha voluto che si facesse un giro in uno dei miei quartieri preferiti ed anche più popolari: Bab Souika. Camminando camminando, mentre eravamo impegnati a schivare con eleganza le numerose buste d’immondizia lasciate in terra, ci siamo imbattuti in un interessantissimo progetto di cui non avevo mai sentito parlare, Zoo Project. In cosa consiste? Street art, ossia murales sulla ‘rivoluzione’ tunisina che decorano i muri umidi e fatiscenti del quartiere di Bab Souika oltre a varie installazioni realizzate in centro città che ricordano le persone che sono morte durante le manifestazioni di gennaio (più di duecento).

martedì 19 luglio 2011

Due volte sullo stesso taxi

Su quel taxi ci ero già salita una volta ma non mi ero resa conto che quella fosse la seconda. Me ne sono accorta dalla voce del tassista che parlava al telefono. Ignoro il suo nome ma si tratta di un vecchietto che ha passato tutta la sua vita in Svizzera, motivato dall’ambizione e dal desiderio di cambiare, che mi sembra più à l’aise a parlare in francese che non in tunisino e che si diletta, quando torna al bilad, a guidare il taxi.
Senza mezze misure, è un sostenitore sfrenato della necessità di una guerra civile in Tunisia. Proprio così. Mentre alla radio trasmettono il discorso alla nazione del Primo Ministro Caid Essebsi, lui gli chiede le armi, quello che considera necessario per difendersi in una Tunisi così incerta. «Guerra civile una volta per tutte. C’è troppo non rispetto, troppa mancanza di educazione, di senso civico e allora ci si prende a schiaffi bene bene per un po’ e poi si ricostruisce uno Stato civile perchè vince veramente chi lo ha meritato. Così non si arriverà mai da nessuna parte. »

domenica 17 luglio 2011

Kasbah 3?

Pregare il venerdì a Tunisi
Sarà davvero cominciata la Kasbah 3?

Da venerdì sono ricominciati gli ‘scontri’ tra polizia e manifestanti. Da giorni si annunciava una manifestazione dopo la preghiera del venerdì alla Kasbah, la piazza in cui si trova il Primo Ministero che è stata punto focale delle lunghe settimane di sit-in all’indomani del 14 gennaio scorso. Per demotivare i giovani ad assemblarsi, i poliziotti hanno diligentemente lanciato lacrimogeni dentro la moschea durante la preghiera e hanno iniziato ad inveire contro i fedeli. Chi pregava, quasi intossicato, è rimasto bloccato  all’interno dei locali della moschea perché tutta l'area era circondata dalle forze di polizia. In pochissimo tempo, sono arrivati alla Kasbah i giovani dei quartieri vicini e fino alle sette di sera (dalle due e mezza del pomeriggio) la polizia ha lanciato lacrimogeni. 
Ieri sera sono state bruciate diverse stazioni di polizia in tutto il Paese (cominciò così a gennaio) e adesso, tornando a casa dopo una giornata trascorsa al mare, ho dovuto fare il giro del mondo per rientrare perché i giovani del quartiere hanno bloccato la strada principale, quella che dal centro sale fino alla Kasbah, e hanno appiccato il fuoco a qualche trave di legno in mezzo alla strada. Le macchine non possono passare e una folla incuriosita si è riversata in strada ad osservare quel che accade.

mercoledì 13 luglio 2011

Salpiamo o no?

Ma poi la Freedom Flotilla 2 è salpata o no?
Mentre centinaia di attivisti, giornalisti e parlamentari da oltre 40 paesi aspettano di poter salpare per rompere l’assedio navale israeliano sulla Striscia di Gaza, è uscito a Londra Prisoners of Love, una graphic novel che racconta quel che è accaduto il 31 maggio 2010 sulla Mavi Marmara, una delle navi della Flotilla 1 attaccata dalla marina militare israeliana.

24 tavole illustrano il raid israeliano e l’uccisione di nove civili, basandosi sul racconto di Ewa Jasiewicz, tra le coordinatrici del Free Gaza Movement e che era a bordo della Freedom Flotilla. Sack ha reso in fumetto il capitolo finale del libro che la Jasiewicz ha pubblicato in Polonia, dal titolo “Razing Gaza” (titolo originale Podpalic Gaze, edito nel febbraio 2011 da WAB).

Modern Times

sabato 9 luglio 2011

Manifestando

Della manifestazione per la libertà e contro ogni forma di violenza che si è svolta qui a Tunisi lo scorso giovedì mi hanno incuriosito due particolari.

Premesse. C’era gente al ritrovo in Place Pasteur, non troppa per una manifestazione organizzata in una capitale ma abbastanza per finire sui giornali e far accorrere i media locali e stranieri presenti in zona. Tra i partecipanti soprattutto donne, vari uomini, l’élite tunisina dal francese senza accento, soltanto tre donne velate (almeno per quel che ho visto io) e le solite telecamere della polizia che dai balconi filmavano la folla che scandiva slogan di libertà e tolleranza per la Tunisia che si sta costruendo.

Ecco i particolari. 
1) Ho salutato con un sorriso la presenza di un Pannella invecchiato, dal naso decisamente pronunciato, il viso rugoso e i lunghi capelli bianchi raccolti in una coda che si confondeva timidamente tra la folla.
2) Con un altro sorriso ho notato che un poliziotto, in sella alla sua moto, scortava la testa del corteo, esattamente come avviene in ogni parte del mondo in caso di manifestazioni libere e civili. Mi son detta che forse è un dettaglio che non va tralasciato.  


un Michè impiccato in un CPT…

Era un pomeriggio d’estate, non avevo ancora vent’anni e lui era già morto da un po’ anche se io forse non lo sapevo nemmeno. Era un periodo in cui stavo prendendo coscienza del mondo e uscivo dal mio autismo congenito. Faceva caldo e mi ero tuffata sul lettone a una piazza e mezza della stanza accanto. La finestra era aperta e vedevo in lontananza gli alberi del convitto. Brizio aveva uno stereo che io ancora non sapevo usare. Accanto a quell’aggeggio c’erano tante cassette un po’ polverose e duplicate alla buona tra le quali cominciai a frugare alla rinfusa. Ne scelsi una con la custodia scritta da una calligrafia ordinata e pulita, familiare come quella di mio zio.

sabato 2 luglio 2011

Cartas de Salka

È grazie a Jose che ho sfogliato Cartas de Salka, il libro che racconta la situazione della popolazione saharawi in sosta dal 1975 nel soffocante deserto nei dintorni di Tindouf (nel Sahara algerino).
Il libro ne descrive la storia. I disegni rappresentano efficacemente la loro ripetitiva quotidianità. I loro usi e costumi, il colore del deserto, le khaimas (le tende) dove vivono, gli abiti tradizionali degli uomini e delle donne fino alla descrizione di uno degli aspetti più importanti della loro ineccepibile accoglienza: la tradizionale prepazione del té amargo cómo la vida, dulce cómo el amor, suave cómo la muerte…

Ecco il link per leggerlo…http://issuu.com/cargamax/docs/carta_de_salka

venerdì 1 luglio 2011

Marcel Khalifa e Omaima el Khalil


Oggi è andata così.
Agente del traffico deciditi ad indicarmi la strada (del ritorno in patria)...