Sono sfiancata. Per un mese ho vissuto in un flipper. In cui ero la pallina. In una complicatissima partita in salita (proprio come in un flipper) sono stata scaraventata davanti a più di venti impiegati pubblici, altrettanti tassisti e sei poliziotti senza capire se chi mi stesse ascoltando avesse capito o meno di cosa avessi bisogno, senza sapere se mi avessero dato informazioni corrette o meno, senza capire se quello che stavo facendo corrispondesse ad una procedura esistente o meno. Sono passata dall’impiegato del comune di un quartiere periferico e dei più malfamati di Tunisi, che rantolava parole in un francese stentato senza essere in grado di leggere i documenti che avevo, al direttore di chiaro stampo RCD (l’ex partito di Ben Ali) che bivaccava sulla scrivania priva di fogli e computer con la sua ingombrante pancia abbondantemente fuori dai pantaloni come in un film di Peppone e Don Camillo.
