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lunedì 23 maggio 2011

Tunisia, non è tutto oro quello che luccica

Sono sfiancata. Per un mese ho vissuto in un flipper. In cui ero la pallina. In una  complicatissima partita in salita (proprio come in un flipper) sono stata scaraventata davanti a più di venti impiegati pubblici, altrettanti tassisti e sei poliziotti senza capire se chi mi stesse ascoltando avesse capito o meno di cosa avessi bisogno, senza sapere se mi avessero dato informazioni corrette o meno, senza capire se quello che stavo facendo corrispondesse ad una procedura esistente o meno. Sono passata dall’impiegato del comune di un quartiere periferico e dei più malfamati di Tunisi, che rantolava parole in un francese stentato senza essere in grado di leggere i documenti che avevo, al direttore di chiaro stampo RCD (l’ex partito di Ben Ali) che bivaccava sulla scrivania priva di fogli e computer con la sua ingombrante pancia abbondantemente fuori dai pantaloni come in un film di Peppone e Don Camillo.